
E i muri diventarono grigi
Appunti di qualcuno che ha affrontato la maternità come un piano - e poi ha trovato un muro.
Sono sempre stata una di quelle persone che non erano esattamente convinte dall'idea del "diventare madre". I bambini non mi trasmettevano granché, eppure c'era sempre qualcuno pronto a dire: "È diverso quando sono tuoi".
Beh, immagino di si' ma come saperlo in anticipo?
Alla fine, l'ho fatto. Non per una convinzione profonda, ma perché avevo paura che un giorno avrei potuto pentirmi di non avere figli. Col tempo, mi sono convinta sempre di più che, per la maggior parte di noi, avere un figlio sia sostanzialmente un salto nel vuoto.
La mia gravidanza è stata tranquilla e allo stesso tempo attiva (riuscivo ad andare regolarmente in palestra), ma anche estremamente razionale. Ero felice, sì — ma in modo controllato. Anche il parto è stato efficiente e mia figlia è arrivata sana, bellissima, oggettivamente perfetta.
Eppure, quando me l'hanno appoggiata sul petto, il mio primo pensiero è stato: "Spero davvero che mi portino qualcosa da mangiare presto".
Nessuna ondata travolgente d'amore. Nessun momento cinematografico. Niente violini, niente unicorni arcobaleno. Solo… fame. Un piccolo ma inequivocabile campanello d'allarme per una mente come la mia, che non è mai stata esattamente silenziosa.